ROMANZO STORICO DI PANTELLERIA - CONOSCEREPANTELLERIA

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ROMANZO STORICO DI PANTELLERIA

CONOSCERE
precisazioni
 
 
 
 
 
 
L'episodio del tentativo di invasione di Pantelleria da parte dei francesi e' realmente avvenuto nel 1893.
 
Citazione del archeologo Paolo Orsi nella sua pubblicazione trasmessa alla Reale Accademia dei Lincei 1897
 
 
Cenno preliminare
 
Una invasione francese, innocua però, avvenuta nel 1893 indusse, dietro vive istanze il prof. Pigorini, il Ministero della Pubblica Istruzione a mandare in Pantelleria una missione italiana col compito di studiare i monumenti e gli avanzi d'ogni età, colà esistenti. Ebbi l'onore di veder affidato a me tale incarrico…..
 
 
La spedizione a Pantelleria dello stesso e stata forzata dal Ministero Pubblica Istruzione  ovviamente per scopi non solo scientifici
 
 
La spada e la punta di lancia sono stati realmente trovati nella grotta di Gelfiser circa nel 1990 da giovani che l'autore conosce personalmente.
 
Le descrizioni della grotta in tutti i dettagli  sono perfettamente corrispondenti alla realtà perché descritti dagli stessi all'autore.
 
Il momento della prima consegna dei reperti citati ero presente avvenuti nell'anno 2001 agli archeologi.
 
I pezzi erano fratturati e poi sono stati restaurati, ed appartengono allo stesso periodo storico della spedizione di Luigi IX circa anno1250
 
 
Il documento citato a pag.00 proviene dalla traduzione di  - Storia di San Luigi- di Jean De Joinville
 
 
Jean De Joinville. nell'agosto 1248 parte per la crociata diretta dal re di Francia Luigi IX. Imbarcatosi a Marsiglia, s'incontrò con  Luigi IX a Cipro e raggiunse con lui l'Egitto; dove si distinse nella battaglia di Mansurah (18 febbraio 1250). Fatto in seguito prigioniero e liberato nel maggio dello stesso anno, passò in Siria col re, e vi rimase fino al 1254.
 
l'opera fu offerta, nel 1309 a Luigi X
 
Si divide in due parti assai disuguali: la prima - fino al capitolo XV - è dedicata alle virtù e ai detti, la seconda - dal XVI al CXLIX, ultimo capitolo ­ alle imprese e alle buone opere di san Luigi
 
 
 
 
Il professore Giorgio ( non è l'Orsi) ha il carattere e alcuni aspetti fisici e professionali di una persona reale ed attuale portata indietro nel tempo
 
 
Il dott.Pietro e' un personaggio storico realmente esistito nel fine Ottocento.
 
 
La signorina Julie e' un personaggio attuale portato in un altro contesto storico.
 
 
Il giovane Giovanni  come carattere e fisionomia uno dei personaggi che hanno trovato i reperti nella grotta.
 
 
 
Ogni elemento paesaggistico descritto segue un sequenza reale di percorsi.
 
Tutte le attività lavorative e comportamentali sono state studiate e documentate perfettamente inerenti al periodo storico citato.
 
 
Le descrizioni tecniche delle tipiche costruzioni rurali dell'isola sono anch'essi funzionali allo studio fatto e ugualmente la descrizione del centro storico chiamato "paese" corrisponde nella totalità di una ricostruzione documentata dai resti attuali del centro storico da documenti fotografici( vedi foto storica retro copertina) e cartografiche.
 
 
Il personaggio di Giuseppe e' l'unico forse inventato e forse reale.
 
 
 
estate 1894 22 Agosto
 
 
Quella tenda semitrasparente si muoveva come un drago mitologico agitato dal vento, nello sfondo si stagliava un paesaggio disegnato e delimitato da linee nere parallele, sinuose, che erano una serie infiniti di muretti fatti di pietre nere luccicanti al caldo afoso di questo primo giorno.
 
Osservava da dentro la stanza bianca e semibuia quel cielo interno, perché così si poteva definire quella cupola che rappresentava un cielo dove vi avevano persino inciso al centro una stella.
 
La sagoma imponente del professore si trovava a guardare fuori, quest'inedito paesaggio percorso dal vento che lo rinfrescava ma anche lo disturbava per non poter vedere i dettagli di un originale paesaggio, infastidito dal frenetico movimento del tendaggio, si avvicinava a esso e con la sua grande mano, come un gigante che strozza un drago, lo bloccava, sì, lo bloccava tenendolo sul collo, ed esso agitava la coda  aiutato dalla linfa vitale del vento. Adesso poteva vedere bene anche i dettagli in lontananza.
 
Si accorse che dentro quella miriade di linee nere dei muri, come incastrati in una composizione di immagini vi erano delle strutture in pietra con un tetto curvo che ripeteva lo stesso profilo delle colline che s'intravedevano in lontananza.
 
Il mare aveva un colore azzurro più luminoso che pareva esaltato dal contrasto dei neri colori perché quella era un'isola vulcanica, qui il professore si trovava per la prima volta, curioso di osservare quel paesaggio primordiale, eppure lui,anche se assuefatto da tanti visti, adesso la curiosità lo costringeva a stringere il collo del drago e subire il vento per ammirare quel luogo che da quel giorno sarebbe stato il suo laboratorio.
 
La scelta di venire in questa isola, lui professore emerito di archeologia, era stata una parola "data", un assenso a un amico di gioventù.    
 
- Giorgio, Giorgio
 
una voce cara proveniente da dietro fece girare il professore che contemplava con curiosità, distratto dai pensieri quotidiani, oltre che esausto per il viaggio di attraversamento della lunga distanza che separava quest'isola dalla terraferma, il mare lo aveva ben scosso per molte ore e adesso anche il vento scuoteva i suoi capelli ormai radi.
 Si girò, di fronte a lui il suo amico di spensierata epoca universitaria, di camera, che attraversava con le braccia tese una bassa porta dove lui prima era stato costretto ad abbassare la testa con un gesto istintivo, anche se forse non l'avrebbe toccata, ma lui Pietro, un po' perché non era certo della sua statura e forse perché non era abituato a calcolare le altezze delle porte che qui erano tutte un po' basse, gli veniva incontro con un grande sorriso di chi riceve un amico in un luogo a lui caro, come gli era sempre stato descritto nei racconti serali un po' malinconici e nostalgici di ................................................................

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Aveva osservato la mescolanza d'individui che con caratteri somatici che spaziavano dal tipo dalla carnagione scura a individui con occhi chiari e azzurri, e non erano pochi, un'elevata percentuale di persone con statura sopra la media e persino aveva intravisto dei bimbi rossicci.
 
Lui conosceva le dominazioni che aveva avuto quest'isola e tra nord- africani, normanni, genovesi, francesi e in ultimo spagnoli ,si era formata una popolazione molto più eterogenea che nella Sicilia, e, in fondo, i caratteri delle persone si formavano anche su uno strato ereditario e questa sua prima sensazione di gente generosa e libera e qualche forma di audacia è il carattere di questa gente, così pensava tra se.
 
Queste valutazioni su una popolazione nuova e per giunta isolana lo affascinavano, ma il suo pensiero gli permetteva comunque di ascoltare Pietro e di intervallare le risposte a Pietro a questi pensieri. Questo era sempre stato il suo modo di fare, che  attribuiva al suo impegno scientifico e al rapporto con chi gli stava vicino, pensava che gli mancasse il tempo per fare o pensare un discorso alla volta, sentiva che non trovava il tempo per entrambi e quindi doveva fare entrambe le cose e l'esercitazione che durava da decenni ormai dava buoni risultati.
 
-  Giorgio cosa ne pensi del paese?  Pensi che ci sono tracce di antichità oltre al castello?
 
Il castello dominava il porto, anche se definire porto nel senso classico era un osare, più un approdo e per giunta pieno di pericolose rocce affioranti, dove in inverno le onde flagellavano la dura roccia delle banchine e toccavano le case più vicine.
 Questo castello squadrato fatto di nere rocce vulcaniche aveva due torri, la principale e più

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Uscendo dalla locanda ed avviandosi verso il suo alloggio, ripercorse altri vicoli  illuminati dai bagliori delle case, vicoli che per mitigare il caldo avevano le porte aperte con tende che nascondevano parzialmente la vita interna ed il brusio al suo passare e che conoscendosi tutti, ben riconoscevano lo straniero e dato che lui era l'amico del primo cittadino, tutti già lo sapevano e con curiosità lo osservavano, facendo finta di non farlo.
 
La luna era bassa all'orizzonte e ciò lo percepiva anche all'interno dei stretti vicoli prima di uscire dal paese e avviarsi verso il suo dammuso (così lo chiamavano), scorse la sagoma in controluce  della notte lunare appena iniziata.
 
La chiave girò diverse volte ed alzò con la mano un anello che collegato ad una paletto bloccava la porta.
 
Adesso la lunga giornata si stava chiudendo con un riposo che tanto aspettava durante la strada del ritorno, ma il dubbio che l'alcova che la sera prima lo aveva accolto in un sonno profondo ed immediato dovuto alla stanchezza del viaggio, gli fece temere che il caldo possa invece creargli insonnia.
 
Sul letto con la piccola finestrella della camera aperta e con il leggero muoversi della tenda da sollievo al calore estivo, l'insonnia era invece dovuta ai pensieri che gli passavano in questo silenzio assoluto ed in questo luogo in cui nel giro di pochi giorni si è trovato ad essere.
 
Solo pochi giorni prima, a Roma, dopo una lezione all'università ,durante una pausa il saluto reverente ed familiare dal tono della presentazione presagiva il risvolto poi avuto.


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23  Agosto
 
 
 
 
L'alba entrò attraverso la piccola finestra aperta e l'aria fresca proveniente dal mare svegliò lentamente il professore.
 
Cominciava a sentirsi a suo agio in quel dammuso e uscendo fuori, alzando lo sguardo verso il paese, intravide il semicerchio del sole che si trovava tra le basse e rotondeggianti colline, il tetto basso e bianco adiacente il dammuso e la cisterna che raccoglieva l'acqua piovana dalle cupole.
 
Qui ogni dammuso aveva la propria cisterna e tutti raccoglievano l'acqua piovana.
 
Salì sul tetto e con un secchio in metallo con una corda corta lo riempì rumorosamente d'acqua fresca e se la versò addosso, rabbrividendo.
 
Riempì comunque il secondo secchio ripetendo la stessa azione ma già gli parve più piacevole, come quando si pensa ad un gioco estivo.
 
Pensò che in quell'isola bisognava attendere la pioggia per poter avere ancora acqua, e l'acqua qui era preziosa e lo sguardo seguì il rivolo che, da sotto i suoi piedi, lentamente percorse tutto il terrazzo sbucando in un canalino che finiva direttamente alla radice di un grosso mandorlo, nulla veniva perso inutilmente.
 Si sedette asciugandosi in una banchina in muratura addossata al dammuso, coperta da piastrelle lucide e multicolori  e all'ombra radente di una pergola con grandi grappoli di uva che gli copriva il viso, la sensazione di libertà era tanta gradita al professore

 
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